COORDINAMENTO NAZIONALE UTENTI della SALUTE MENTALE

 

 

 

 

REPORT SETTIMANA DELLA SALUTE MENTALE “MàT” DI MODENA

 

di Luca Atzori

 

 

 

Il 25 e il 26 Ottobre, i rappresentanti delle regioni Emilia Romagna (Paola Relandini), Piemonte (Luca Atzori), Friuli Venezia Giulia (Pino Apollonio), Molise (Alfredo Garofalo), Puglia (Maddalena Sterlicchio), del CNUSM (Coordinamento Nazionale Utenti della Salute Mentale) si sono riuniti a Modena, in occasione della settimana della salute mentale “Màt”.

 

 

Il 25 a Sassuolo abbiamo presentato, ciascuno brevemente, il Coordinamento. Il contesto incentrato sulla tematica della possibilità di conoscenza e partecipazione fra utenti e familiari, sembra aver fatto emergere un aspetto  trasversale all'argomento, ovvero quello della cittadinanza:

valorizzare una partecipazione fra familiari e utenti è possibile solo rendendo maggiormente paritario il rapporto fra i due.

Ciascuno di noi si è trovato d'accordo sul pensare l'utente come un cittadino fruitore di un servizio, cosa che a conti fatti non si verifica in quanto si tratta spesso di una vita vincolata al sistema sanitario, privata dei pieni diritti, di una quotidianità, di una privatezza, e il percorso di cura si presenta ancora come assolutizzante e coercitivo, spesso svilente per la dignità della persona.

Genericamente, gli obiettivi che si pone il Coordinamento, sono quelli di creare la cittadinanza garantendo agli utenti un'autonomia professionale, valorizzando il loro contributo a livello sanitario con una partecipazione attiva e non passiva, che li veda come “protagonisti”, proponendosi la creazione di servizi che si pongano in alternativa a quelli comunemente conosciuti ancora fondati sull'assistenzialismo o la privazione della libertà.

Essere cittadino significa aver conseguito i diritti e i doveri. Privare l'individuo di questi, significa violarne la libertà e la dignità. Chi soffre di un disagio psichico deve avere la possibilità di svolgere la sua vita in maniera del tutto normale, e quello sanitario deve essere solo un servizio. Nb Un servizio, non Il.

Chi ritenga di dissentire con le strade fornite dai servizi deve essere libero di dichiararlo, e la sua opinione deve essere non solo rispettata ma seguita. Nessuno è di proprietà di nessuno.

 

Il 26 a Modena si è tenuto l'ultimo convegno della settimana, il cui tema era “Entrare e uscire dai Servizi di Salute Mentale”.

Sono state presentate alcune proposte di miglioramento e contestualizzazione della legge 180.

Nel primo intervento, il dottor Ferrannini si proponeva un lavoro di incontro fra “io e noi” in cui suggeriva di affrontare il problema collettivamente e non asimmetricamente.

Successivamente ha parlato il dottor Correale, del quale mi ha colpito molto un discorso:

“La psicosi costringe chi ne soffre a un rumore di fondo perenne che ne devia l'attenzione. Per curarla bisogna occuparsi proprio di quel rumore. Bisogna capire le necessità inconsce che risiedono dietro il sintomo, considerando che si tratta sempre di una dissociazione fra sé e sé. Bisogna entrare in ascolto e capire le reali necessità dell'individuo, valorizzandone le attitudini.”

Il mio intervento è stato questo:

“Parlo da persona che ha conosciuto la psicosi, esperienza che mi ha insegnato una cosa: la terapia non inizia con la consulenza psichiatrica ma bensì con la psicosi stessa. Potrei dire che la psicosi è per me come una reazione sana a un contesto sociale, una progettualità e un io di per sé malati. Quando la solidità di una certa identità sociale viene negata, inizia un lavoro di ricostruzione che ha, a mio parere la forza di una contestazione (certo disperata) la quale può porsi come fine quello di una re-identificazione non più indotta. Quando cadono i pilastri dogmatici entro i quali siamo cresciuti, dobbiamo riscoprire la nostra identità, e il mondo circostante non ci permette di fare questo lavoro, si ha  poco spazio, poco tempo. La cura dovrebbe quindi guidare a una riscoperta dei veri bisogni, un percorso di consapevolizzazione, dovrebbe fondarsi sul puro ascolto. Chi deve parlare non è il medico ma il paziente. Bisogna imparare ad ascoltare il paziente nella maniera più assoluta. Solo con la valorizzazione della figura di un utente esperto possiamo sopperire alle mancanze in cui incappa la psichiatria. L'utente deve poter diventare terapeuta e questa figura deve essergli riconosciuta a livello ufficiale”.

 

La mattinata può riassumersi così:

Per superare lo stigma è necessario valorizzare maggiormente l'ascolto e la risposta, e questo è possibile farlo con un ripensamento totale dei servizi.

Bisogna proporre formazioni reciproche fra utenti, familiari, operatori, psichiatri, in maniera da rendere unitario il sistema della salute mentale.

Non possiamo più pensare che siano sufficienti le divisioni. Il disagio psichico è un problema che va affrontato passando oltre il paziente, oltre il sintomo. Forse, per lo psichiatra, è più importante il momento in cui il paziente è assente. Bisogna creare una comunità di persone che insieme lavorino intorno al disagio. Per questo gli utenti devono acquistare maggiore protagonismo. La loro funzione deve essere ufficializzata. Il sogno di Basaglia non era quello di chiudere i manicomi, ma quello di creare una maggiore coesione sociale.

 

Durante il pomeriggio abbiamo presentato il programma che si pone il Coordinamento e le attività che ciascuno di noi ha svolto nella propria regione, quindi io ho parlato anche del Torino Mad Pride.

 

Abbiamo poi iniziato a costituire uno Statuto che si propone (detto adesso in linea molto generale) questi obiettivi:

 

-Valorizzare la cittadinanza dei fruitori di servizi della salute mentale

 

-Rendere unitario il rapporto tra associazioni e servizi con formazioni reciproche.

 

-Esaltare nuove figure di garanti e facilitatori che servano gli uni a tutelare e gli altri a supportare il paziente nel momento di incontro con gli psichiatri.

 

-Garantire il diritto di ciascun paziente a ricercare un rapporto fiduciario con il proprio terapeuta, con la libertà di scelta del dottore e della terapia.

 

-Costituire un vero e proprio Tribunale della Salute Mentale che raccolga le denunce, i bisogni, le condizioni dei pazienti nelle varie strutture. Creare, quindi, una segreteria disposta sul territorio in csm, centri diurni, comunità, case alloggio, spdc etc etc dove si possa raccogliere tutto il materiale che alcune persone volontarie si prendano l'incarico di valutare.

 

-Ridiscutere le parole della salute mentale.

 

-Creare strutture e servizi alternativi.

 

Lo statuto verrà discusso più approfonditamente con la presidentessa del CNUSM Maria Grazia Bertelloni.