ASSEMBLEA PERMANENTE DELL'ASCOLTO

 



Ogni Lunedì dalle 15.30 alle 18.00 in via Luserna di Rorà 8, a Torino, si tiene l’Assemblea Permanente dell’Ascolto.

L'Assemblea Permanente dell'Ascolto è una delle attività promosse dal Torino Mad Pride. Attraverso gli incontri settimanali, dove ciascuno è libero di raccontarsi, cerchiamo di tematizzare le problematiche che di volta in volta vengono proposte e si sperimentano nuove modalità di mutuo aiuto. Spesso il “setting” previsto dai percorsi terapeutici rischia di rendere l’incontro un momento d’eccezione, distinto dalla quotidianità; ciò porta i gruppi ad avere più partecipazione ma rischia di creare dipendenza. Non nego l’utilità del mutuo-aiuto, ma finché l’utente accede ai gruppi solo per avere uno spazio in cui “esprimersi” o “sfogarsi”, questi occuperà una posizione prevalentemente passiva. È vero che il setting alternativo dovrebbe escludere il giudizio dall’alto, ma a conti fatti il giudizio persiste, in quanto si tratta pur sempre di un contesto psichiatrico. Di un contesto psichiatrico nel quale i partecipanti confrontano vissuti in quanto “persone in cura da…”; la comunicazione quindi rimarrà sempre parziale. Mi viene da pensare che faccia comodo le persone si sfoghino. È una concessione che ci diamo, la quale talvolta porta con sé qualcosa di sottilmente “crudele”. Si comunica la disperazione - ma come vissuto, operando quindi una trasmissione parziale. L'ascolto che propone l'assemblea, invece, mira a un'apertura del confine. È ascolto di sé, distacco dalla propria soggettività residuale, quindi riappropriazione delle produttività oppresse, con possibilità di condivisione e relazione finalizzata a operare su uno spazio percettivo condiviso. Le partecipazioni, in quanto testimonianze di membri sofferenti della comunità (ma, come esistono membri sofferenti della comunità, così sappiamo esistere parti sofferenti in ogni individuo; c’è un disadattato in ognuno di noi) possono mettere in evidenza le reali problematiche non solo della salute mentale, ma quelle dell'intero contesto sociale. Posto che ciascuno porta il segno vivente di una collettività, quel che avviene è una riflessione della comunità su se stessa, quindi una autocoscienza. Il discorso delirante è quindi valorizzato, in quanto una sua marginalizzazione comporterebbe un ritorno alla parzialità, cioè finalizzato ad un altro contesto; sarebbe asservito a obiettivi privi di forza politica; sarebbe un servizio al servizio di un altro servizio. All'interno dell'assemblea presentarsi dicendo “sono malato” segna una soggettività psichiatrica, quindi una realtà che bisogna considerare non dal suo interno ma in relazione con altre soggettività, cercando una valutazione che ne consenta un superamento critico. Qualsiasi etichetta è, in questa prospettiva, un alibi indotto, generatore di uno smarrimento che avviene all'interno di un percorso molto ristretto. Ogni parola, all'interno dell'assemblea, appartiene a un discorso delirante, perché l'assemblea È un discorso delirante. Quel che si indaga, tramite l'ascolto del delirio, scopre il bisogno, soffocato dalle comuni prassi di normativizzazione. Presentarsi come “matti” significa considerare la possibilità di osservare, scavare, scoprire che cosa ci sta succedendo oltre i limiti imposti dalle nostre soggettività (assoggettate spesso alla norma istituzionale). Anche lo psichiatra che intende partecipare deve accettare le proprie parole come deliranti, in quanto non sono che la testimonianza di un bisogno. L’ascolto, perché possa essere possibile, deve essere rivolto non alla persona ma alla realtà che sta dietro i suoi discorsi, quindi la propria. L'ascolto che ci proponiamo di raggiungere è decostruttivo e insieme coesivo. In una simile impresa, è fondamentale un approfondimento culturale, che dia gli strumenti necessari per ampliare le possibilità di azione. Spesso accade che i pazienti ignorino il proprio percorso di cura, che non sappiano che tipologia di farmaci assumono e che accettino interventi coattivi, perché subiscono un restringimento del campo “visivo”. Quello che ci si auspica con l'assemblea è di aiutare il cittadino a rielaborare il disagio e a prendere coscienza della propria esperienza psichiatrica, con la proposta di soluzioni che fuoriescano dai contesti proposti dalla psichiatria. 

L.A.